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Ponte Morandi, la mia testimonianza da pendolare.

Edoardo SadaEdoardo Sada

Sono passati tre giorni  dal crollo del ponte Morandi, e nelle ultime 72  ore la cosa ha monopolizzato i miei pensieri e quelli di tutti i genovesi.
Io quel ponte lo ho attraversato 45 minuti prima del suo cedimento per andare a Genova ed accompagnare una persona alla stazione di Principe.
Al mio ritorno, il ponte non c’era più… il sangue mi si è gelato nelle vene.
Alla radio tutti hanno iniziato a parlare di tragedia,ma più guidavo e più riflettevo, e dopo un po’ cominciai a non approvare quell’affermazione.

Io mi sento di definirla più una catastrofe, una catastrofe dettata da cause ben precise, che purtroppo in molti avevano già discusso a più riprese.
Già sei anni fa l’allora presidente di Confindustria Genova Giovanni Calvini espresse la sua preoccupazione in proposito alle condizioni del ponte Morandi, ma non venne preso in considerazione dai politici locali a cui invece la società Autostrade per l’Italia garantì che il ponte sarebbe durato altri 100 anni..
Ancora, un articolo in cui Antonio Brenchic ingegnere e professore dell’Università di Genova  discute ed evidenzia i numerosi difetti progettuali del ponte.
Non ultime le segnalazioni dell’allora Senatore Maurizio Rossi in cui chiedeva chiarimenti su Gronda, concessioni autostradali, e manutenzione del ponte Morandi (vedi documento).

Lo stesso architetto Renzo Piano, in una recente intervista ha sostenuto che i ponti non crollano per fatalità  “Nessuno dunque venga a dirci che è stata la fatalità” ha riportato l’architetto genovese.

ponte Morandi

Non essendo né ingegnere né un esperto non entrerò di certo in aspetti tecnici, ma riporterò solo la mia esperienza personale di pendolare:
Sono stato un fruitore quotidiano del ponte per anni, cosi come altre migliaia di persone che ogni giorno si recavano o allontanavano da Genova per i più disparati motivi, e non ricordo un singolo giorno in cui quel ponte non mi abbia fatto venire i brividi.
Ricordo quando nel 2016 venne chiuso a causa della rottura di un giunto che dovette essere tempestivamente riparato per evitare la chiusura definitiva della struttura.

Passandoci sotto invece, come faccio mattina e sera da due anni a questa parte per motivi di lavoro, a volte mi soffermavo a guardare le condizioni dei pilastri, e di certo i brividi non passavano: armatura del cemento in vista con conseguente ruggine sulla stessa ed ultimamente notavo anche dei cavi (o qualcosa del genere) che penzolavano dalla sezione di ponte che purtroppo è crollata.

Insomma il ponte versava in condizioni di degrado oggettivo anche agli occhi di un non addetto ai lavori.
La cosa che mi ha fatto più specie durante la giornata di martedì sono state le parole che ho sentito per radio da parte dei vertici di Autostrade per l’Italia.

I vertici della società poche ore dopo l’accaduto hanno risposto così: “Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso”.” Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”, ha detto l’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1.
Durante l’intervista, al giornalista che gli faceva notare che da anni si diceva che il ponte andava chiuso perché pericoloso, Castellucci ha risposto: “Non mi risulta ma se lei ha della documentazione me la mandi. In ogni caso non è così, non mi risulta” così come riporta  il Giornale.it.

giovanni castellucci
Io ritengo che delle affermazioni del genere non siano accettabili vista l’oggettiva situazione in cui versava il ponte, e sono state queste frasi a farmi venire voglia di scrivere.

Personalmente non mi accontento della revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (cosa che oltretutto il governo forse ritratterà viste le clausole di revoca a favore di Autostrade), ma desidero che i responsabili di questa catastrofe paghino per i loro errori!

Questo per evitare che disastri del genere si ripetano e per evitare che società importanti come Autostrade per l’Italia  non tengano più comportamenti di irresponsabilità nei confronti dei LORO STESSI CLIENTI.

Mi sorge inoltre un’altra domanda: se ponte Morandi, uno degli snodi più importanti della Liguria e del nord Italia è stato lasciato in quelle condizioni, di quanti altri ponti dobbiamo aver paura?

Sono conscio che questa mia testimonianza abbia la valenza di una goccia in un oceano, ma incito chiunque sia d’accordo con quanto riportato a fare lo stesso ed alzare la voce, perché cose del genere non capitino più!