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Batterie al grafene? Possibile! Vediamo quali sono i prossimi sviluppi.

Edoardo SadaEdoardo Sada

Oggi vogliamo approfondire ulteriormente quella che è la nostra conoscenza del grafene, un materiale innovativo di cui abbiamo parlato nel precedente articolo intitolato per l’appunto “che cosa è il grafene”?

Questo nuovo materiale a base di carbonio risulta avere molte proprietà fisiche che lo rendono appetibile per l’applicazione in diversi settori che spaziano dall’aeronautica, alle telecomunicazioni, al mondo dello sport, industria high-tech, l’automotive e l’elenco potrebbe continuare parecchio.

Soffermandomi sul mondo dell’high-tech non posso che riportare un fatto estremamente interessante a mio avviso, ovvero, che attualmente si stia facendo ricerca su uno dei settori sicuramente più studiati nel XXI secolo: le batterie agli ioni id litio che in questo specifico caso diventano batterie agli ioni di litio-silicio-grafene.

Qui si parla dell’innovazione nell’innovazione, poiché anche le batterie al silicio sono poco applicate a livello industriale, dato che presentano una problematica che ne frena la diffusione:
durante le fasi di ricarica infatti si genera del calore e l’anodo al silicio subisce una dilatazione che a volte comporta il rischio di rottura.
L’applicazione del grafene sull’anodo delle batterie ha come scopo principale quello della dissipazione del calore durante le fasi di carica, così da evitare le problematiche sopra riportate, e, implementa la capacità di carica delle batterie con una performance di oltre il 30% in più rispetto a quelle agli ioni di litio e ne aumenta i cicli di ricarica, quindi la vita della batteria, non male se visto in ottica di economia circolare eh?
Questa innovazione rappresenta un notevole passo avanti per le batterie tuttavia è una tecnologia che in primis sarà applicata su dispositivi quali pods, chiavi della macchina, powerbanks a seguire i cellulari e via discorrendo.
Il passo successivo sarà poi quello di sviluppare batterie per gli smartphone e poi le automobili.

Vediamo ora alcuni esempi di aziende che sviluppano o usano li grafene:

Bedimensional

Credit Bedimensional S.p.a

Da genovese non posso che essere orgoglioso di riportare la notizia di Bedimensional, un’azienda genovese che si occupa di produzione di grafene su scala industriale e che sta sviluppando una partnership con Varta, uno dei leader mondiali nella produzione di batterie, al fine di applicare il grafene sulle batterie al litio.
Il tutto coadiuvato dal Iit, ovvero l’istituto italiano di tecnologia di cui Bedimensional è anche figlia.
Bedimensional non ha nemmeno 5 anni, ma il suo futuro è più che roseo!
Vi invito ad esaminare la sezione news del loro sito per capire quante applicazioni possa avere questo materiale.

Leonardo

credit Leonardo S.p.a

In Leonardo, azienda fiore all’occhiello dell’ingegneria aerospaziale italiana e già facente parte della Graphene Flagship, un programma di ricerca e sviluppo da 1 miliardo di euro in dieci anni suddiviso fra aziende ed università europee, il grafene viene continuamente studiato per disparate applicazioni, e si parla di Graphene revolution!
A livello di aeronautica ed aerospazio, il grafene viene utilizzato per creare strutture più solide agli urti, oppure per creare schermi flessibili e tattili.
Ancora, sono molto interessanti gli sviluppi che si possono avere in termini sistemi di raffreddamento per l’elettronica di bordo.
A detta di Marco Molina, CTO di Leonardo spa il grafene andrà a migliorare i prodotti su cui è applicabile (leggi l’intervista).

Real Graphene

Credit Real Graphene

Real Graphene è invece un’azienda statunitense che già vende delle batterie da usare come powerbank per smartphone e tablet e punta alla produzione di batterie al grafene da applicare sugli smartphone stessi.
L’azienda promette ambiziosi obiettivi fra cui cariche complete del telefono in 20 minuti ed un deperimento della batteria molto più lento, il che corrisponde a più cicli di ricarica e quindi un telefono che dura di più!

Per le automobili?

Henrik Fisker, il suv Ocean ed il suo labrador.

Per vedere degli sviluppi relativi al mondo dell’automovtive a cui questa pagina presta particolare attenzione, siamo invece ancora troppo in anticipo.
Ci sono dei casi in cui alcuni imprenditori, come il designer Danese Henrik Fisker, padre della Fisker Karma, ha asserito di poter inserire nel suo suv, la Fisker OCEAN (interessantissima a mio avviso) batterie al grafene, ma le probabilità che il buon Fisker riesca in questo suo intento sono poche, almeno per quanto riguarda l’uscita del veicolo nel 2022, dopo si verà.
Quindi diciamo che per l’automotive l’idea c’è ma siamo ancora a qualche anno di R&S prima di poterlo applicare veramente!

Insomma, parlare di grafene oggi è un po come parlare di internet negli anni ’90, in pochi ne conoscevano i possibili e potenziali sviluppi ma alcuni sapevano che di li a poco avrebbe cambiato la vita di tutti.

Spireall, raccontiamo il futuro!